pugliachrome questo che vedete è uno dei miei primi lavori a colori, realizzato con pellicola diapositiva, ciò permetteva, allora, di avere una maggiore previsione del risultato finale. negli anni in cui ho cominciato a fotografare utilizzare il colore era davvero un’impresa ardua, specialmente se non potevi permetterti i servizi di un laboratorio professionale, rari e cari. organizzare un laboratorio di stampa a colori in casa era complicato, com’era altrettanto complicato tentare di spiegare a qualche tecnico di laboratorio cosa volevi ottenere da una negativa, sempre ammesso di poter avere la possibilità di un rapporto diretto con un laboratorio, cosa che noi amatori di allora non avevamo. per evitare gran parte di questo stress molti di noi, me compreso, utilizzavano molto di più il bianco e nero; materiali più facili da maneggiare e camera oscura più economica da organizzare. inoltre, questa soluzione permetteva di avere un controllo su tutte le fasi di produzione di un’immagine, aspetto fondamentale nel processo creativo. ore, giornate, nottate e la maggior parte dei soldi che avevamo a disposizione, spesi a sperimentare tecniche e materiali diversi. sembra passato un secolo e invece parlo di pochi anni fa. oggi, però, tutto questo è impensabile, pochissimi hanno ancora una camera oscura attiva, e ancora meno sono i laboratori che stampano il bianco e nero nel modo tradizionale. un vantaggio? uno svantaggio? come al solito ci sono schieramenti diversi, a favore e contro, ma non credo sia questo il punto, gli strumenti cambiano, non bisogna essere diffidenti a priori, semmai consapevoli di come sfruttarli al meglio per le nostre esigenze, tutti gli strumenti sono buoni se l’idea è buona e il risultato combacia con l’idea naturalmente. la scelta del bianco e nero non era dovuta, ovviamente, soltanto ai limiti tecnici, c’era e c’è, in chi come me ancora oggi fotografa in bianco e nero, la consapevolezza di utilizzare una forma di comunicazione distinta dal colore, con valenze e peculiarità proprie, tra l’altro la scelta di allora celava anche il sogno di ripercorrere le orme dei grandi maestri cui facevamo riferimento, che in parte poi ho avuto la fortuna d’incontrare. tutto questo non solo per dire che oggi l’approccio al colore è più semplice, che anzi, si passa dal colore anche se poi si vuole un bianco e nero, avendo in più un maggior controllo e possibilità d’intervento, ma anche per dire che la passione che accompagnava quelle nottate è stata la vera ragione della mia attuale attività, e che investire sulla passione può sembrare una mossa ingenua ma, prima o poi, si finisce per essere ripagati, non necessariamente col denaro.
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