i giardini del tempo “time is not a line but dimention” questa è la frase d’inizio di un romanzo, diventata per me una chiave di lettura determinante per progredire in maniera più chiara nello sviluppo e nella comprensione di questo affascinante argomento, il tempo. il tempo come dimensione, il tempo interiore, il tempo personale, il tempo assoluto e infinito, fuori dal calcolo degli orologi, per essere liberi di poter assaporare uno stesso momento come attimo o come eternità, per percepire la sensazione di grandezza che si prova ad essere padroni del proprio tempo, trovare in una dimensione più ampia quelle risposte che cerchiamo per vivere serenamente il presente. lo scopo di queste immagini e quello di rendere visibile questo concetto, questo passaggio,  questa trasfigurazione, questo allontanamento dalla specificità del presente, non per sfuggire alla vita, ma per meglio comprenderla e viverla in modo più appassionante. per capire meglio che la vita non è solo quello che i nostri occhi vedono, che il suo valore non è solo nella sua forma, nella sua rappresentazione, nell’esistenza del presente, ma è in relazione, è un tutt’uno con una legge più universale, qualunque essa sia, e che noi spesso dimentichiamo, concentrati come siamo nella soddisfazione dei bisogni e dei desideri immediati. un’ansia che quotidianamente mortifica le potenzialità dei nostri sensi e ci conduce inevitabilmente in una trappola, nella trappola del presente, nella trappola del tempo degli orologi, che scorre veloce e, correndo veloce, brucia la vita di chiunque pensa di sfidare le sue diaboliche lancette. una sfida sbagliata e perdente, perchè le lancette non si fermano mai, non tornano mai indietro, scorrono inevitabilmente e inesorabilmente e spazzano via chiunque osi ingenuamente sfidarle, generando distorsioni e squilibri. molti dei mali moderni (stress, ansia, paure, sensi di colpa, crisi di valori) sembrano essere una conseguenza di quest’estenuante corsa con il tempo, ritmi impossibili da dominare, che non lasciano spazio alla meditazione, all’immaginazione o alla possibilità che possa esistere una modalità diversa di vivere il presente, e quindi la propria vita, relazionandola con un tempo diverso, il proprio tempo interiore.  
questa tecnica di trasfigurazione mi permette di non parlare più dei soggetti in quanto tali, del loro unico significato nel presente (la stessa collocazione surreale di alcuni degli oggetti stimola di per sé un’infinità di relazioni e significati diversi), ma di trasformarne la forma in termini di vibrazioni, luci, spazi, ricreare un nuovo equilibrio, una nuova armonia, sfuggire alla trappola del presente e relazionare con un tempo che diventa dimensione, una dimensione sempre più grande, tanto grande quanto io desidero, ritrovare sicurezza ed equilibrio, senza mai abbandonare completamente la relazione con l’evidenza. queste immagini conservano ancora qualcosa di riconducibile al presente, poiché, se così non fosse, diventerebbero immagini astratte, una cosa completamente diversa e si perderebbe ogni relazione.
 
 
 
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