alberobello show ad alberobello il turismo è cominciato da oltre 40 anni, negli ultimi 25 anni c’è stato un incremento rilevante, l’offerta dei prodotti, però, è rimasta pressoché la stessa, è solo aumentata in modo esponenziale, palloni, spade e pistole di plastica, trulletti e quadri con stampi di gesso, magliette di calciatori, yo-yo, molle, tric e trac e altri tormentoni d’ogni estate, oltre a liquori e vari composti chimici presenti ad ogni angolo, anche dalla cina arrivano produzioni di trulletti in resina (il mercato globale), la produzione dell’artigianato locale, cosa rara, rimane in ogni caso travolta dalla miriade del made in “?”. questo turismo, però, è la prima impresa ad alberobello e sotto il marchio, divenuto popolare, del trullo, le più variegate imprese della regione hanno promosso i loro prodotti.  come si è arrivati a questo punto è perché non si è intervenuti per cambiare direzione sarebbe complesso spiegarlo e richiederebbe un approfondimento adeguato. ci sono sicuramente responsabilità di chi ha esercitato la politica locale, ma anche ragioni che vanno oltre le beghe di casa nostra,  ragioni storiche legate all’affermazione di una società di massa, che ha prodotto una cultura di massa, che ha permesso il turismo di massa e che ha partorito il “turista di massa”, una creatura multi etnica riconoscibile ovunque. omologazione, è definita così, una deriva inevitabile quando si ha a che fare con i grandi numeri, si omologa il linguaggio per farsi capire dai più, si omologa l’architettura per alloggiare più persone, si omologa l’abbigliamento per ottimizzare la produzione, e così via, catene alimentari, finanza, tempo libero, turismo. l’omologazione è inevitabile per ridurre i costi e moltiplicare i guadagni, livellare, per ottenere un prodotto che risponda a più individui. pacchetti viaggio, itinerari e tempi prestabiliti, la vacanza tutto compreso, menù, servizi e prodotti tutti uguali, desideri, aspettative, emozioni, in fila nella stessa direzione. in queste condizioni non si può non comportarsi e col tempo diventare un “turista di massa”, semplicemente perchè questo tipo di vacanza è impostato in questo modo, e così le località coinvolte, le strutture ricettive, la rete commerciale. si può sfuggire al turismo di massa? forse no, o almeno non prima che avvenga una corrispondente trasformazione sociale, soprattutto culturale, che preveda una rimodulazione di valori, di priorità, rispetto per sé stessi, dell’ambiente in cui viviamo, dei diritti degli altri, e la consapevolezza che il tempo libero è una grande ricchezza individuale e di sistema, che non va consumato come un qualunque prodotto, ma vissuto e organizzato in modo creativo e con un po’ d’entusiasmo. sta in questo, credo, la differenza nell’esperienza del viaggio, non tanto in una diversa disponibilità economica. molti oggi possono permettersi di andare in vacanza, ma molti di meno di vivere l’esperienza del viaggiare.
  
 
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